Un giudice ragazzino

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Romanzo illustrato incentrato sull’esempio e la figura
del Giudice Rosario Angelo Livatino

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Romanzo illustrato incentrato sull’esempio e la figura
del Giudice Rosario Angelo Livatino

Dettagli:
Autore: Salvatore Renna
ISBN: 979-12-200-3743-3
Anno Edizione: 2018
In commercio dal: Settembre 2018
Pagine: 116 p. Brossura
Riconoscimenti: 2019_Vincitore Premio internazionale Livatino, Saetta, Costa per l’impegno sociale; 
2019_Finalista premio internazionale di letteratura delle Città di Como tra i 10 migliori romanzi per ragazzi

Sinossi:
“Un giudice ragazzino” è una storia di fantasia il cui titolo trae ispirazione da un film dedicato alla vita del magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 a soli 38 anni. Quella che viene raccontata però non è la vita del giudice, almeno non direttamente, ma attraverso le parole e i ricordi di un ragazzo, che con Livatino ha in comune il nome, Rosario, e il luogo di nascita, Canicattì.

Trama:
Rosario è incuriosito dalla vista frequente di una stele, in memoria del giudice, della quale non riesce a darsi una spiegazione completa. Gli sfuggono infatti i significati precisi di ‘giustizia’ e di ‘martire’. Il pensiero si fa così assillante che non può fare a meno di chiedere spiegazioni al padre, superando l’imbarazzo di dover affermare la propria ignoranza. Tra i due si instaura un rapporto ancora più saldo, che ha come tema centrale proprio la vita del giudice. Lo sforzo di Giordano è quello di un genitore, che si impegna a tramandare concetti importanti e allo stesso tempo cerca di salvaguardare l’innocenza del figlio, filtro prezioso che permette di guardare alla realtà in modo ancora utopico. L’ideale da coltivare e preservare è quello di un mondo giusto, in cui non esistono cattiverie e soprusi. Un mondo ben distante da quello della Sicilia degli anni Ottanta, ma per il quale è giusto combattere. Giordano è un ingegnere a cui piace progettare. Ciò che contraddistingue la professione del progettista e dell’architetto è la possibilità di immaginare il mondo per come dovrebbe essere, di vedere strutture là dove non ci sono ancora, di progettare quindi una realtà migliore. Per questa idea il padre di Rosario darà la vita. La sua morte verrà nascosta al bambino dalla madre, la quale dirà che papà Giordano è andato a sorreggere il ponte che stava costruendo. Si tratta di una metafora che rimanda sia alla fine riservata dalla mafia ai personaggi scomodi, i quali spesso finiscono cementificati, sia al fatto che grazie al proprio sacrificio il padre ha davvero evitato il crollo del ponte, per la cui costruzione gli era stato chiesto di utilizzare materiali scadenti. Da questo momento in poi la vita di Rosario cambia, il ragazzo intuirà verità nascoste in una realtà non ancora del tutto scoperta e agirà con fermezza a tutti quegli atteggiamenti scorretti che prevedono soprusi e omissioni a partire dal microsistema scolastico continuando ad approfondire la vita del giudice Livatino, e cercando di mettere in pratica i suoi insegnamenti. Inizia a maturare in lui l’idea di fare non più l’ingegnere come il padre, bensì il magistrato perché conoscerà una società poco solida fisicamente ma soprattutto eticamente

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